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Meridionalismo... "Sole al Sud"...

Pubblicato dalla Provincia Cosentina nel settembre 2001
DIAMANTE - L’intolleranza di chi si definisce “Sinistra unita” control’associazione che ha organizzato a Scalea una manifestazione per l’ele­zione di “Miss Regno delle due Sicilie, segna un momento di continuità con quei retaggi culturali che sono stati epurtroppo continuano a essere i veri responsabili del degrado socio-econo­mico del Mezzogiorno. A parere di chi scrive - Movimento “Sole al sud” - sot­tacere in maniera così manifesta il contributo della recente storiografia meridionalistica per la determinazio­ne della “Verità” storica che sta a fon­damento del sottosviluppo meridiona­le, questo sì, è aperta collusione con alcuni sistemi di potere semifeudali, arroganti e vessatori, capaci di pensa­re solo ai loro...comodi. La tesi soste­nuta nel tempo da storici ed economi­sti liberali, e purtroppo anche da En­gels e Gramsci, secondo cui la causa del sottosviluppo meridionale è tutta da ricercarsi nel carattere semifeuda­le e precapitalistico del sud al momen­to dell’unificazione nazionale, è stata completamente cancellata dalla re­cente storiografia meridionalista. Uno per tutti, Lorenzo De Boca, presidente della Federazione nazionale giornali­sti, “Maledetti Savoia”, e valga il vero. Tralasciando l’indiscutibile valore de­gli uomini e degli ideali, erano i nostri eroi “Pupi, o Pupari”? “L’impresa dei Mille”, ma parlando di guerra forse è meglio dire passeggiata, per non dire farsa, fino a Napoli, non è che una suc­cessione d’incontro-non scontro. La grande battaglia di Calatafimi: trenta morti e non tutti per mano• nemica. Co­me poteva «un manipolo d’incoscien­ti: 150 avvocati, 100 medici, 20 farma­cisti, 50 ingegneri, 60 possidenti, nes­sun contadino, qualche minorenne etc.» sconfiggere, praticamente con le baionette, l’esercito, forte di l2Omjla uomini, meglio armato e meglio vesti­to d’Europa? Quali occulte alchimie o magie hanno reso possibili questi pro­digi? Nell’interesse di chi o di quale parte d’Italia? Nelle Termopili di Mon­teleone, l’attuale Vibo Valentia, il ge­nerale Vial, che non era Leonida, se­guendo l’esempio di Lanza in Sicilia, volse le spalle alla Calabria affidando le truppe a Ghio. Questi, a sua volta, pensò bene di ritirarsi fino a Soveria Mannella, senza sparare un colpo, per consegnare, questa volta in un colpo solo, sia le truppe che il grande arse­nale militar ivi concentrato. Decisa­mente, se si fa un lavoro è meglio far­lo bene. È inutile precisare che gran parte dei generali borbonici con lauto compenso divennero generali dei Sa­voia. Viene voglia di chiedere a “Sini­stra unita”, attenta ai “graffi” di qual­che cecchino, Campotenese, Casale di Cosenza, Morano, Vibo Valentia, come mai è disattenta verso i tanti morti me­ridionali, questi sì, circa settecentomi­la per alcune fonti, i~assacrati dai pie­montesi a cose fatte, e cioè subito do­po la tanta agognata Unità d’Italia.
«Cari sudditi, non vi lasceremo nem­meno gli occhi per piangere», France­sco II al momento di lasciare il regno. «Cari sudditi, avete fatto male a non credergli». Vittorio Emanuele II qual­che anno dopo. L’enorme quantità d’o­ro esistente al sud, i due terzi dell’oro italiano, fu rastrellata dalla Banca Na­zionale. torinese, come si evince dagli atti parlamentari (1865) dell’on. Avi­tabile, consigliere del Banco Napoli, attraverso un pretestuoso e falso cor­so forzoso. Queste immense risorse so­no servite per industrializzare il nord, il famoso triangolo e conseguentemen­te ad ipotecare definitivamente lo svi­luppo del sud. Questa ipoteca, ove si consideri la capitalizzazione delle ri­sorse umane, cioè il costo dell’emigra­zione negli ultimi 150 anni, vale, dico­no gli esperti, appena 30 milioni di mi­liardi. Se per un attimo pensiamo alla mitica “Agenda 2000”, ventimila mi­liardi in sei anni, viene da ridere. Sen­za entrare nei dettagli, (Pietrarsa, Opi­ficio Reale, Fonderia Oroteca, Mongia­na, Florio, Egg, Mayer, Zollinger, Guppy, Pattison, Ma siamoin Italia? Cantieri navali di Castellamare, Flotta per tonnellaggio più grande d’Europa) il Napoletano era la regione italiana più industrializzata. Il censimento promosso in occasione dell’Unità d’I­talia, le accreditò 1.189.000 operaipa­ri al 37% degli attivi, contro i 345mila del Piemonte che rappresentavano il 17%. Il gettito del Regno delle Due Si­cilie, sempre al momento dell’Unità, vale 443,2 milioni, il Regno di Sarde­gna 27, Milano 8,1. Parma e Piacenza 12, Venezia 12,7, Roma 35,3. 1l Meri­dione da solo batteva il doppio delle monete di tutti gli altri. Se questa è l’arretratezza economica meridiona­le, chissà cosa sarà mai la ricchezza. Non dimentichiamo la cultura, al quel tempo, 1860 circa, Napoli, che ha il centro storico più grande al mondo, era l’unica città italiana che potesse competere con Vienna e Parigi. I suoi caffè, evidentemente per eccesso di tolleranza, erano rinomati per essere frequentati dal fiore della cultura eu­ropea, e nemmeno la tecnologia, ap­pena duecento anni fa il ponte sospe­sa realizzato sul Garigliano, tipo quel­lo che deve essere realizzato sullo stretto di Messina, per quei tempi il più grande al mondo, veniva proget­tato nella scuola Regia Napoletana e realizzato nei suoi componenti nelle industrie siderurgiche di Mongiana in Calabria, “Sinistra unita”, noi non sia­mo filoborbonici, ma semplici amanti di “Verità” e “Libertà”. Se concordate “Questa storia” , il «potere dispotico responsabile dei ritardi che il sud del­l’Italia ha dovuto sopportare nel suo cammino verso la modernità» andate a cercarlo da qualche altra parte.
 
                                                                               Domenico Bruni
Coordinatore del movimento politico culturale “Sole al sud”