DIAMANTE - L’intolleranza di chi si definisce “Sinistra unita” control’associazione che ha organizzato a Scalea una manifestazione per l’elezione di “Miss Regno delle due Sicilie, segna un momento di continuità con quei retaggi culturali che sono stati epurtroppo continuano a essere i veri responsabili del degrado socio-economico del Mezzogiorno. A parere di chi scrive - Movimento “Sole al sud” - sottacere in maniera così manifesta il contributo della recente storiografia meridionalistica per la determinazione della “Verità” storica che sta a fondamento del sottosviluppo meridionale, questo sì, è aperta collusione con alcuni sistemi di potere semifeudali, arroganti e vessatori, capaci di pensare solo ai loro...comodi. La tesi sostenuta nel tempo da storici ed economisti liberali, e purtroppo anche da Engels e Gramsci, secondo cui la causa del sottosviluppo meridionale è tutta da ricercarsi nel carattere semifeudale e precapitalistico del sud al momento dell’unificazione nazionale, è stata completamente cancellata dalla recente storiografia meridionalista. Uno per tutti, Lorenzo De Boca, presidente della Federazione nazionale giornalisti, “Maledetti Savoia”, e valga il vero. Tralasciando l’indiscutibile valore degli uomini e degli ideali, erano i nostri eroi “Pupi, o Pupari”? “L’impresa dei Mille”, ma parlando di guerra forse è meglio dire passeggiata, per non dire farsa, fino a Napoli, non è che una successione d’incontro-non scontro. La grande battaglia di Calatafimi: trenta morti e non tutti per mano• nemica. Come poteva «un manipolo d’incoscienti: 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri, 60 possidenti, nessun contadino, qualche minorenne etc.» sconfiggere, praticamente con le baionette, l’esercito, forte di l2Omjla uomini, meglio armato e meglio vestito d’Europa? Quali occulte alchimie o magie hanno reso possibili questi prodigi? Nell’interesse di chi o di quale parte d’Italia? Nelle Termopili di Monteleone, l’attuale Vibo Valentia, il generale Vial, che non era Leonida, seguendo l’esempio di Lanza in Sicilia, volse le spalle alla Calabria affidando le truppe a Ghio. Questi, a sua volta, pensò bene di ritirarsi fino a Soveria Mannella, senza sparare un colpo, per consegnare, questa volta in un colpo solo, sia le truppe che il grande arsenale militar ivi concentrato. Decisamente, se si fa un lavoro è meglio farlo bene. È inutile precisare che gran parte dei generali borbonici con lauto compenso divennero generali dei Savoia. Viene voglia di chiedere a “Sinistra unita”, attenta ai “graffi” di qualche cecchino, Campotenese, Casale di Cosenza, Morano, Vibo Valentia, come mai è disattenta verso i tanti morti meridionali, questi sì, circa settecentomila per alcune fonti, i~assacrati dai piemontesi a cose fatte, e cioè subito dopo la tanta agognata Unità d’Italia.
«Cari sudditi, non vi lasceremo nemmeno gli occhi per piangere», Francesco II al momento di lasciare il regno. «Cari sudditi, avete fatto male a non credergli». Vittorio Emanuele II qualche anno dopo. L’enorme quantità d’oro esistente al sud, i due terzi dell’oro italiano, fu rastrellata dalla Banca Nazionale. torinese, come si evince dagli atti parlamentari (1865) dell’on. Avitabile, consigliere del Banco Napoli, attraverso un pretestuoso e falso corso forzoso. Queste immense risorse sono servite per industrializzare il nord, il famoso triangolo e conseguentemente ad ipotecare definitivamente lo sviluppo del sud. Questa ipoteca, ove si consideri la capitalizzazione delle risorse umane, cioè il costo dell’emigrazione negli ultimi 150 anni, vale, dicono gli esperti, appena 30 milioni di miliardi. Se per un attimo pensiamo alla mitica “Agenda 2000”, ventimila miliardi in sei anni, viene da ridere. Senza entrare nei dettagli, (Pietrarsa, Opificio Reale, Fonderia Oroteca, Mongiana, Florio, Egg, Mayer, Zollinger, Guppy, Pattison, Ma siamoin Italia? Cantieri navali di Castellamare, Flotta per tonnellaggio più grande d’Europa) il Napoletano era la regione italiana più industrializzata. Il censimento promosso in occasione dell’Unità d’Italia, le accreditò 1.189.000 operaipari al 37% degli attivi, contro i 345mila del Piemonte che rappresentavano il 17%. Il gettito del Regno delle Due Sicilie, sempre al momento dell’Unità, vale 443,2 milioni, il Regno di Sardegna 27, Milano 8,1. Parma e Piacenza 12, Venezia 12,7, Roma 35,3. 1l Meridione da solo batteva il doppio delle monete di tutti gli altri. Se questa è l’arretratezza economica meridionale, chissà cosa sarà mai la ricchezza. Non dimentichiamo la cultura, al quel tempo, 1860 circa, Napoli, che ha il centro storico più grande al mondo, era l’unica città italiana che potesse competere con Vienna e Parigi. I suoi caffè, evidentemente per eccesso di tolleranza, erano rinomati per essere frequentati dal fiore della cultura europea, e nemmeno la tecnologia, appena duecento anni fa il ponte sospesa realizzato sul Garigliano, tipo quello che deve essere realizzato sullo stretto di Messina, per quei tempi il più grande al mondo, veniva progettato nella scuola Regia Napoletana e realizzato nei suoi componenti nelle industrie siderurgiche di Mongiana in Calabria, “Sinistra unita”, noi non siamo filoborbonici, ma semplici amanti di “Verità” e “Libertà”. Se concordate “Questa storia” , il «potere dispotico responsabile dei ritardi che il sud dell’Italia ha dovuto sopportare nel suo cammino verso la modernità» andate a cercarlo da qualche altra parte.
Domenico Bruni
Coordinatore del movimento politico culturale “Sole al sud”

