Home > Giorno per giorno > L'articolo.......

L'articolo.......

Usura e leggi razziali.....
Anatocismo, usura e leggi “razziali”
 
C’è un risvolto ancora di attualità a proposito delle famigerate leggi “razziali” del 1938, che la moda culturale del “politicamente corretto” impone, aprioristicamente e acriticamente, di condannare.
 
Dal punto di vista della storia del diritto, si può affermare che è solamente a causa dell’assenza (dovuta a quelle “vituperate” leggi) negli organi pubblici e nelle professioni di appartenenti alla religione ebraica la quale, com’è noto, ammette l’usura verso i “gentili” (i non ebrei), che nel 1942 è entrato in vigore il Codice civile con l'art. 1283 contenente il divieto dell'anatocismo (il calcolo di nuovi interessi sugli interessi scaduti) e con l'art. 1284 che ha posto un primo limite alla libertà civilistica di tasso, fino ad allora vigente; nel 1930 con l’approvazione del codice penale era già stata reintrodotta una sanzione per l’usura soggettiva (verso chi è in stato di bisogno), fino ad allora lecita.
 
Bisogna infatti ricordare che è stata la rivoluzione francese (ispirata da circoli massoni anticristiani) a rendere il mercato del credito libero dai vincoli morali e legali cui la Chiesa cattolica lo aveva sottoposto per secoli; per la dottrina liberale infatti non ci devono essere regole ristrettive al mercato del denaro.
 
Il primo limite (penale) all’usura, introdotto in Italia dopo il Concordato del 1929 ed il divieto di anatocismo, introdotto nel 1942, sono stati però sostanzialmente ignorati dal sistema del credito (controllato da lobby ebraico/massoniche infiltrate anche nelle gerarchie cattoliche) per oltre mezzo secolo, fino al 1999, quando la Corte di Cassazione ha sancito che l'uso bancario di calcolare ogni tre mesi gli interessi passivi sulla base di tassi non concordati espressamente, trasformando poi in capitale a debito gli interessi scaduti e non pagati, era contrario alla legge (civile).
 
Dal 1997 è anche in vigore una nuova disciplina civile/penale sull'usura, la quale stabilisce che se un soggetto (anche una banca) applica ad una qualsiasi operazione di credito un tasso (globale) superiore del 50% del tasso medio relativo a quel tipo di operazione, deve restituire tutti gli interessi incassati (anche quelli leciti) e logicamente, non può più pretendere di ottenere, per via legale, quelli non ancora pagati.
 
La nuova interpretazione sull'anatocismo, unita alla nuova disciplina dell'usura fa si che praticamente tutte le operazioni di credito bancario dei piccoli e medi imprenditori siano, dal 1997 a rischio usura, con la conseguenza che, attualmente, le banche sono in gravi difficoltà quando devono intraprendere azioni esecutive contro i loro "debitori" i quali, se sufficientemente informati, eccepiscono subito che i saldi dei conti correnti non sono corretti a causa dell'anatocismo e dell'usura e che i mutui, contratti per consolidare debiti che (molto probabilmente) non erano tali, sono nulli (per simulazione), vanificando così le certezze creditorie delle banche.
 
Sta avvenendo che quando le banche chiedono al tribunale di riavere i loro (pseudo) crediti si trovano invece nella posizione di far fronte alle richieste di rimborso di quelli che da debitori (delle banche) si sono trasformati in creditori, grazie alle norme approvate nel 1942.
 
Siamo in una fase in cui alcuni fallimenti sono già stati revocati perchè, a fronte del ricalcolo dei saldi dei conti correnti di piccoli e medi imprenditori dichiarati falliti con sentenza, è emerso che le banche non avevano nessun credito e pertanto non c'era nessuna insolvenza.
 
Gli Usa avranno la loro crisi dei subprime (crediti immobiliari che le banche non riescono più ad incassare), ma in Italia si sta aprendo lo scenario che i crediti delle banche (anche quelli già incassati) si stanno addirittura trasformando in debiti !
 
E’ da segnalare infine che "stranamente" tutte le associazioni degli imprenditori (commercianti, artigiani, piccoli e medi industriali) non informano su queste importanti innovazioni legislative, ma al contrario, attraverso i loro consorzi fidi, continuano a sostenere un sistema bancario prigioniero di lobby immorali (1) e gravemente colpevole della distruzione del lavoro italiano in atto, in evidente  contrasto con gli interessi dei loro associati.
 
(1) cfr. “Gli Adelphi della dissoluzione” di M. Blondet