12/12/2008 (8:19) - «RISULTATO SIGNIFICATIVO NEL 2008 E TRADING PROFIT RECORD»
Fiat, ok l’alleanza
"Ma la mossa la decidiamo noi"
"Ma la mossa la decidiamo noi"
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| Sergio Marchionne con Luca Montezemolo |
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Marchionne: «possiamo scegliere»
Montezemolo: «paese bloccato»
Montezemolo: «paese bloccato»
FABIO POZZO
TORINO
La Fiat dovrà puntare a un’alleanza, ma potrà farlo «in una posizione di forza». Parola di Sergio Marchionne. «Arriviamo a questo appuntamento dopo aver vissuto una storia di risanamento eccezionale e dopo aver ridato vigore a una grande realtà industriale. Tutto questo ci dà la possibilità di scegliere. Saremo noi a decidere come e con chi fare la prossima mossa. Saremo noi a definire la soluzione migliore per la nostra azienda» ha spiegato l’amministratore delegato della Fiat parlando ai dirigenti del Gruppo, riuniti al Lingotto per il tradizionale appuntamento di fine anno. Incontro al quale erano presenti anche il presidente Luca Montezemolo e il vicepresidente John Elkann e che è stato seguito in collegamento video da più di 300 sedi nel mondo.
«Il settore dell’auto - ha aggiunto Marchionne - sarà obbligato a trovare un nuovo tipo di gestione, che porterà ad un consolidamento, a livello mondiale, entro i prossimi 24 mesi. Non si tratta ancora di un modello definito, ma porterà con molta probabilità nuove alleanze. In questa situazione, la Fiat ha due grandi vantaggi. È la prima a muoversi, avendo le idee chiare sul cambiamento che ci sarà. Il secondo vantaggio deriva dal fatto che abbiamo aperto questa partita in una posizione di forza». Marchionne ha ribadito che «per quanto difficile, il 2008 si chiuderà per Fiat Group con un significativo risultato economico e con un trading profit che sarà il più alto nei 109 anni di storia dell’azienda» e ha parlato di un 2009, «pieno di incognite che nessuno riesce a valutare». Nessuno - ha detto - «può prevedere oggi quali saranno le reali ripercussioni di questa crisi. L’impossibilità di fare previsioni tocca tutti i settori industriali e l’auto in maniera più evidente. Ma il cambiamento culturale che la Fiat ha vissuto ci ha preparati ad affrontare un nuovo ordine di cose».
«La Fiat ha dimostrato ad ogni livello di essere un gruppo coeso e compatto, con un grande spirito di squadra, quello stesso spirito che come cittadini vorremmo vedere nel Paese, soprattutto in momenti di così grande difficoltà per le famiglie, per le imprese e per i giovani» ha commentato Montezemolo. «Il nostro augurio è che, come noi della Fiat abbiamo sposato il cambiamento cercando sempre di anticipare il futuro, anche l’Italia ristabilisca, con riforme coraggiose e condivise, il circuito virtuoso della fiducia. Mai come adesso diventa indispensabile un clima diverso che permetta di ripartire i carichi di responsabilità tra le classi politiche e le élite economiche e sociali di un Paese che appare bloccato». L’allusione dell’amministratore delegato della Fiat alla necessità di garantire la sopravvivenza del gruppo non convince però la Cgil. «Onestamente questa idea di Marchionne non l’ho capita», ha detto il segretario nazionale Guglielmo Epifani. «Se Marchionne la mette in termini di scuola non si pone prima che parta la cassa integrazione. Se nasconde qualche altro progetto, è bene parlarne». Più in generale il leader della Cgil ha detto, riferendosi ai piani di aiuti al settore delle quattro ruote, che «se l’auto viene sostenuta in tutti i Paesi questo dovrà essere anche in Italia. C’è un problema di reciprocità».
La Fiat dovrà puntare a un’alleanza, ma potrà farlo «in una posizione di forza». Parola di Sergio Marchionne. «Arriviamo a questo appuntamento dopo aver vissuto una storia di risanamento eccezionale e dopo aver ridato vigore a una grande realtà industriale. Tutto questo ci dà la possibilità di scegliere. Saremo noi a decidere come e con chi fare la prossima mossa. Saremo noi a definire la soluzione migliore per la nostra azienda» ha spiegato l’amministratore delegato della Fiat parlando ai dirigenti del Gruppo, riuniti al Lingotto per il tradizionale appuntamento di fine anno. Incontro al quale erano presenti anche il presidente Luca Montezemolo e il vicepresidente John Elkann e che è stato seguito in collegamento video da più di 300 sedi nel mondo.
«Il settore dell’auto - ha aggiunto Marchionne - sarà obbligato a trovare un nuovo tipo di gestione, che porterà ad un consolidamento, a livello mondiale, entro i prossimi 24 mesi. Non si tratta ancora di un modello definito, ma porterà con molta probabilità nuove alleanze. In questa situazione, la Fiat ha due grandi vantaggi. È la prima a muoversi, avendo le idee chiare sul cambiamento che ci sarà. Il secondo vantaggio deriva dal fatto che abbiamo aperto questa partita in una posizione di forza». Marchionne ha ribadito che «per quanto difficile, il 2008 si chiuderà per Fiat Group con un significativo risultato economico e con un trading profit che sarà il più alto nei 109 anni di storia dell’azienda» e ha parlato di un 2009, «pieno di incognite che nessuno riesce a valutare». Nessuno - ha detto - «può prevedere oggi quali saranno le reali ripercussioni di questa crisi. L’impossibilità di fare previsioni tocca tutti i settori industriali e l’auto in maniera più evidente. Ma il cambiamento culturale che la Fiat ha vissuto ci ha preparati ad affrontare un nuovo ordine di cose».
«La Fiat ha dimostrato ad ogni livello di essere un gruppo coeso e compatto, con un grande spirito di squadra, quello stesso spirito che come cittadini vorremmo vedere nel Paese, soprattutto in momenti di così grande difficoltà per le famiglie, per le imprese e per i giovani» ha commentato Montezemolo. «Il nostro augurio è che, come noi della Fiat abbiamo sposato il cambiamento cercando sempre di anticipare il futuro, anche l’Italia ristabilisca, con riforme coraggiose e condivise, il circuito virtuoso della fiducia. Mai come adesso diventa indispensabile un clima diverso che permetta di ripartire i carichi di responsabilità tra le classi politiche e le élite economiche e sociali di un Paese che appare bloccato». L’allusione dell’amministratore delegato della Fiat alla necessità di garantire la sopravvivenza del gruppo non convince però la Cgil. «Onestamente questa idea di Marchionne non l’ho capita», ha detto il segretario nazionale Guglielmo Epifani. «Se Marchionne la mette in termini di scuola non si pone prima che parta la cassa integrazione. Se nasconde qualche altro progetto, è bene parlarne». Più in generale il leader della Cgil ha detto, riferendosi ai piani di aiuti al settore delle quattro ruote, che «se l’auto viene sostenuta in tutti i Paesi questo dovrà essere anche in Italia. C’è un problema di reciprocità».





