GIUSEPPINA VIRGILI....mi restano in tasca solo 40 euro.NON VEDO ALTRA VIA D'USCITA CHE IL SUICIDIO
Anche Giuseppina Virgili ,l'imprenditrice che il 19\11 ha fatto lo sciopero della fame a Firenze,è nel PLUB.
A lei esprimo a nome di tutti gli amici di PLUB la nostra vicinanza e solidarietà.
FORZA GIUSEPPINA...NON SEI SOLA!!! UNITI CE LA FAREMO.
Da repubblica
La denuncia delle microditte 'Dalle banche soltanto no'
Repubblica — 21 luglio 2009 pagina 1 sezione: FIRENZE
COME una malattia che scarnifica e uccide lentamente, la crisi economica affonda giorno dopo giorno piccole imprese toscane. Non c' è cura. Non viene somministrata medicina. «La cassa integrazione invece che un salvagenteè un macigno, le banche ci guardano mentre affoghiamo» lamentano piccoli imprenditori nel dramma. Non è più neppure una denuncia. E' un grido disperato che ormai sale da tutti gli angoli della Toscana. «Ho una figlia di 19 anni, Ho l' orgoglio di averla tirato su da sola fino ad oggi, ma adesso in tasca mi restano solo 40 euro, non vedo altra via d' uscita che il suicidio» dice Giuseppina Virgili, 50 anni, disegnatrice di moda e piccola imprenditrice di una griffe dell' abbigliamento a Scandicci. Da febbraio paga la cassa integrazione ai dipendenti al posto dell' Inps che tarda ad attivarsi. «E' ASSURDO i soldi che dovrò per la tassa sulla nettezza li regalerò a loro visto che non lavoriamo e non produciamo rifiuti» è la rivolta civile di Mauro Pelatti, titolare di una piccola impresa della meccanica a Rignano. Voci dalla piccola impresa in agonia. «Per me la responsabilità sociale è un valore irrinunciabile» racconta Virgili. «Due regole mi sono imposta nel fare impresa. Pagare le tasse fino all' ultimo centesimo e ricorrere sempre al lavoro regolare per un made in Italy a 360 gradi, dalle materie prime alla produzione tutta nel nostro territorio. Pensavo che nel momento del bisogno lo Stato, la società civile ed economica, sarebbero stati al mio fianco. E invece mi hanno abbandonato tutti: le banche, le associazioni di categoria, lo Stato. Chi me lo ha fatto fare di essere sempre in regola. Sarebbe stato meglio se avessi evaso le tasse - è lo sfogo dell' imprenditrice - e se, invece di cercare con il lanternino contoterzisti che operano alla luce del sole, mi fossi rivolta ai tanti laboratori, soprattutto cinesi, che si offrivano di lavorare per me al nero e senza garanzie per i loro lavoratori». Dopo esperienze nel settore dei pellami, quattro anni fa Virgili avvia una srl per produrre abbigliamento femminile di qualità medio-alta con il marchio "Camillo Castagna". E' una minuscola impresa sartoriale. Virgili disegna gli abiti e li fa confezionare ad un pool di contoterzisti. Gli affari vanno piuttosto bene fino a tutto il 2007 quando il giro di affari si assesta intorno ai 500.000 euro. I mesi successivi sono più duri. Il tracollo si innesca a partire dall' ottobre 2008. «Giuro, a quell' epoca non avevo grossi debiti, 10.000 euro di scopertoe 25.000 euro salvo buon fine con Banca Etruria - sostiene Virgili - ma avevo bisogno di liquidità perché ero passata a cicli di produzione programmata che ti impongono di anticipare oggi ai fornitori quanto riscuoterai anni dopo. Con Eurofidi abbiamo preparato un business plan per investire e avere un finanziamento di 130.000 euro nel lungo periodo e 50.000 euro nel breve. Per cominciare siamo andati a chiedere 30.000 euro. Eurofidi garantiva il finanziamento all' 80% e per il restante si impegnava a recuperare crediti. Da allora ho fatto il giro delle banche. E ho ricevuto solo schiaffi, schiaffi e poi schiaffi. C' è chi, come la Banca popolare di Milano, rinvia l' appuntamento di mese in mese. E chi, come Sanpaolo, è arrivato all' assurdità di chiedermi di aprire un conto in attivo prima di valutare la richiesta di finanziamento. Con le banche - insiste Virgili - sono tornata alla carica quando sono usciti i Tremonti Bond. Mi hanno risposto: «Tremondi Bond? Ma non stia a dar retta a quello che scrivono i giornali». La produzione è ferma, le vendite pure. E intanto sono assediata dai creditori: il proprietario dell' immobilea cui non pago l' affitto da quattro mesi, i fornitori, la società dei telefoni. Metto una toppa qua e una là. Adesso non ce la faccio più. Di fare il barbone non me la sento. Si demonizzano gli usurai, ma magari ne trovassi uno dispostoa prestarmii soldi che le banche mi negano». - MAURIZIO BOLOGNI
Un modo concreto per iniziare a stare vicino a GIUSEPPINA...firmare la petizione
A lei esprimo a nome di tutti gli amici di PLUB la nostra vicinanza e solidarietà.
FORZA GIUSEPPINA...NON SEI SOLA!!! UNITI CE LA FAREMO.
Da repubblica
La denuncia delle microditte 'Dalle banche soltanto no'
Repubblica — 21 luglio 2009 pagina 1 sezione: FIRENZE
COME una malattia che scarnifica e uccide lentamente, la crisi economica affonda giorno dopo giorno piccole imprese toscane. Non c' è cura. Non viene somministrata medicina. «La cassa integrazione invece che un salvagenteè un macigno, le banche ci guardano mentre affoghiamo» lamentano piccoli imprenditori nel dramma. Non è più neppure una denuncia. E' un grido disperato che ormai sale da tutti gli angoli della Toscana. «Ho una figlia di 19 anni, Ho l' orgoglio di averla tirato su da sola fino ad oggi, ma adesso in tasca mi restano solo 40 euro, non vedo altra via d' uscita che il suicidio» dice Giuseppina Virgili, 50 anni, disegnatrice di moda e piccola imprenditrice di una griffe dell' abbigliamento a Scandicci. Da febbraio paga la cassa integrazione ai dipendenti al posto dell' Inps che tarda ad attivarsi. «E' ASSURDO i soldi che dovrò per la tassa sulla nettezza li regalerò a loro visto che non lavoriamo e non produciamo rifiuti» è la rivolta civile di Mauro Pelatti, titolare di una piccola impresa della meccanica a Rignano. Voci dalla piccola impresa in agonia. «Per me la responsabilità sociale è un valore irrinunciabile» racconta Virgili. «Due regole mi sono imposta nel fare impresa. Pagare le tasse fino all' ultimo centesimo e ricorrere sempre al lavoro regolare per un made in Italy a 360 gradi, dalle materie prime alla produzione tutta nel nostro territorio. Pensavo che nel momento del bisogno lo Stato, la società civile ed economica, sarebbero stati al mio fianco. E invece mi hanno abbandonato tutti: le banche, le associazioni di categoria, lo Stato. Chi me lo ha fatto fare di essere sempre in regola. Sarebbe stato meglio se avessi evaso le tasse - è lo sfogo dell' imprenditrice - e se, invece di cercare con il lanternino contoterzisti che operano alla luce del sole, mi fossi rivolta ai tanti laboratori, soprattutto cinesi, che si offrivano di lavorare per me al nero e senza garanzie per i loro lavoratori». Dopo esperienze nel settore dei pellami, quattro anni fa Virgili avvia una srl per produrre abbigliamento femminile di qualità medio-alta con il marchio "Camillo Castagna". E' una minuscola impresa sartoriale. Virgili disegna gli abiti e li fa confezionare ad un pool di contoterzisti. Gli affari vanno piuttosto bene fino a tutto il 2007 quando il giro di affari si assesta intorno ai 500.000 euro. I mesi successivi sono più duri. Il tracollo si innesca a partire dall' ottobre 2008. «Giuro, a quell' epoca non avevo grossi debiti, 10.000 euro di scopertoe 25.000 euro salvo buon fine con Banca Etruria - sostiene Virgili - ma avevo bisogno di liquidità perché ero passata a cicli di produzione programmata che ti impongono di anticipare oggi ai fornitori quanto riscuoterai anni dopo. Con Eurofidi abbiamo preparato un business plan per investire e avere un finanziamento di 130.000 euro nel lungo periodo e 50.000 euro nel breve. Per cominciare siamo andati a chiedere 30.000 euro. Eurofidi garantiva il finanziamento all' 80% e per il restante si impegnava a recuperare crediti. Da allora ho fatto il giro delle banche. E ho ricevuto solo schiaffi, schiaffi e poi schiaffi. C' è chi, come la Banca popolare di Milano, rinvia l' appuntamento di mese in mese. E chi, come Sanpaolo, è arrivato all' assurdità di chiedermi di aprire un conto in attivo prima di valutare la richiesta di finanziamento. Con le banche - insiste Virgili - sono tornata alla carica quando sono usciti i Tremonti Bond. Mi hanno risposto: «Tremondi Bond? Ma non stia a dar retta a quello che scrivono i giornali». La produzione è ferma, le vendite pure. E intanto sono assediata dai creditori: il proprietario dell' immobilea cui non pago l' affitto da quattro mesi, i fornitori, la società dei telefoni. Metto una toppa qua e una là. Adesso non ce la faccio più. Di fare il barbone non me la sento. Si demonizzano gli usurai, ma magari ne trovassi uno dispostoa prestarmii soldi che le banche mi negano». - MAURIZIO BOLOGNI
Un modo concreto per iniziare a stare vicino a GIUSEPPINA...firmare la petizione

