Come noto uno dei consessi più’ saggi di questa repubblica,la Corte di Cassazione delle Sezioni Riunite, con sentenza del 4 novembre 2004 stabiliva in maniera definitiva l’illegalità dell’anatocismo.
Tale sentenza coronava un lungo percorso di sentenze contro l’anatocismo a partire da quelle emesse dalla stessa Corte del 1999 che segnavano il passaggio cruciale,revirement,dell’i
Tale divieto,fondamentalmente,n
Tale preoccupazione,infatti,era
- l’articolo 1283 cc è, Cass. 6 maggio 1977 n. 1724<<norma imperativa, che presidia l'interesse pubblico ad impedire una forma, subdola, ma non socialmente meno dannosa delle altre, di usura>>;
- Cassazione n.2374 del 1999:“ le finalità della norma(art 1283cc) sono state identificate, da una parte, nella esigenza di prevenire il pericolo di fenomeni usurai”,ed ancora “mediante il pagamento di rate costanti comprensive di parte del capitale e degli interessi, questi ultimi conservano la loro natura e non si trasformano invece in capitale da restituire al mutuante”;
- Cassazione 20 febbraio 2003, n. 2593 :“A carico del mutuatario di somme di denaro sono poste due distinte obbligazioni.
La prima è quella di restituire la somma ricevuta in prestito (art. 1813 c.c.).
La seconda è quella di corrispondere gli interessi al mutuante, salvo diversa pattuizione (art. 1815 c.c.).Sono due obbligazioni distinte ontologicamente e rispondenti a finalità diverse.
E’ ben evidente .quindi,che questo consesso,direi vero baluardo di democrazia,nella sua azione ha cercato di porre urgente rimedio ad un’interpretazione errata dell’articolo 1283cc nella consapevolezza delle immani tragedie esistenziali,e conseguentemente sociali,che la violazione di tale norma comporta e può comportare.
Ma se questa è ed è stata l’impostazione di questo potere dello Stato rispetto a tale norma, cosa ha fatto invece il potere POLITICO?
Vediamo.
Intanto fin dall’inizio ha visto bene di superare questa nuova interpretazione del revirement del 1999 con il famoso Decreto Salvabanche che però non superava il vaglio della Consulta; delegava il CIRC,comitato interministeriale per il credito e risparmio, a dettare nuove norme che regolassero i rapporti di conto corrente alla luce di questo nuovo revirement.
Il CIRC,a sua volta ed in buona sostanza,ha visto bene di ripristinare la validità del meccanismo anatocistico ”fottendosene” del divieto sancito dalla suprema corte. Come dire,poiché la politica direttamente non poteva agire poiché non poteva mostrare il suo vero volto,ha visto bene di “delegare”,con Legge,un “mandante” a garantire e così ripristinare l’esecuzione del privilegio bancario. E qui l’espressione usata non poteva essere più adatta perché,in effetti,consentire l’anatocismo è rinnegare il diritto alla vita di chi ha avuto la necessità di un prestito;è istituire un meccanismo di “sofferenza”,termine non casualmente caro alle banche,che porta infine alla MORTE della vittima.
Il CIRC ripristinava e giustificava questo privilegio delle banche attraverso,a loro modo d’intendere,un nuovo perfetto “principio di uguaglianza” dei rapporti tra banca e cliente:il periodo di capitalizzazione deve essere uguale sia per i saldi dare che per quelli avere e non più,come in precedenza:capitalizzazion
Insomma,ha ritenuto il CIRC che applicando solo qui,nel periodo di capitalizzazione, il principio di reciprocità era finalmente possibile applicare il vietato anatocismo.
Beati LORO!Ha dimenticato il CIRC che per esserci vera uguaglianza è necessario ,soprattutto,che è il tasso d’interesse a dover esser uguale sia nel dare che nell’avere. Diversamente,e per capire questo non è necessario invocare nessun esperto o scienziato del diritto ma basta solo un po’ di buon senso,si continua a mantenere solo per le banche il privilegio dei vantaggi dell’applicazione dell’anatocismo.
Infatti,per far cogliere con un esempio ed ipotizzando che la variazione del tasso è di due terzi a favore delle banche,cosa normalissima e già vista nella realtà negli anni ottanta,vediamo cosa succede per £ 1.000.000 ,periodo anni 50,tasso 30%,per debito-banche e tasso 10%,credito-cliente.
Nel primo caso 30%,il risultato è circa 500 miliardi;nel secondo caso il risultato è 117 milioni,alla faccia dell’uguaglianza e del principio di reciprocità.
Non è possibile sostenere che il costo di questo servizio,operazione con calcolatrice,possa valere 499.9 milardi. Siamo seri,su….anche con le pecore almeno un minimo di ritegno ci vuole!!!
E’ovvio che il problema resta l’anatocismo che è un crimine contro l’umanità:applicarlo è un “assassinio”,consentirlo è essere complici.
Ma a parte tutte le precedenti considerazioni resta il fatto che il CIRC ,fonte normativa secondaria, non ha nessun potere per legiferare in materia di anatocismo che resta vietato dall’articolo 1283 c.c.che è fonte primaria.
A nulla vale che le Banche, oggi, si ostinano a giustificare l’applicazione dell’anatocismo con la delibera adottata dal CICR in data 9 febbraio 2000 che prevedeva la legittima applicazione dell’anatocismo in presenza di trattamento di reciprocità,tra Banca e Correntista, sulla periodicità di capitalizzazione degli interessi a debito e a credito.
La delibera 9/2/2000 del CICR non può derogare all’art. 1283 c.c. come chiaramente sostenuto dal Magistrato Dott. Marco Rossetti su “Diritto e Giustizia”del 5 agosto 2006.: “gli usi negoziali non possono derogare al codice civile. Essendo la delibera del CICR un regolamento governativo delegato e quindi una fonte normativa secondaria di primo grado non può derogare all’art. 1283 c.c. che è fonte primaria di primo grado e che vieta l’anatocismo.”
27|7|09 DOMENICO BRUNI
COORDINATORE PLUB
PARTITO LOTTA USURA BANCARIA

