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CENSIS: DICEMBRE 2008...SIAMO AL PANICO

..milioni di famiglie a rischio default..GRAZIE PINOCCHI !!!

Panico generalizzato per la crisi milioni di famiglie a rischio default

ROMA - L' Italia, forse, può ancora farcela. Ma per farcela dovrà cambiare. O il paese saprà far fronte alla crisi comprendendone la reale portata - e sapendo che da noi il peggio deve ancora arrivare - o la paura del nuovo, la tentazione di proteggere i propri personali orticelli lo soffocherà. O ci renderemo conto che questa volta non c' è più l' italico spirito di rimonta che in altri momenti - dal dopoguerra agli anni Settanta - ci ha tirato fuori dai guai, o perderemo una storica occasione di rinascita. Perché per il Censis una cosa è certa: il terremoto economico e finanziario che sta sconvolgendo l' economia mondiale può diventare una sfida. Può anche farci cambiare in meglio. Qualche segnale positivo sul fatto che ciò possa accadere c' è già, ma la partita si giocherà tutta nei prossimi mesi. Il quadro economico tracciato nel Rapporto 2008, presentato ieri, parla chiaro: la crisi ha segnato il paese, ci sono milioni di famiglia a rischio. L' 11,8 per cento possiede azioni o fondi ad alta volatilità sul mercato borsistico, l' 8,2 ha un mutuo e quindi può entrare in sofferenza (anche se di fatto solo 56 mila famiglie finora hanno saltato qualche pagamento), il 12,8 dei nuclei va avanti ricorrendo al credito al consumo. C' è un certo panico riguardo al futuro (quasi il 72 per cento degli italiani pensa che con la situazione attuale la sua vita peggiorerà), ma allo stesso tempo c' è anche il rischio che - a forza di parlarne tanto - la "tensione" sul caso crolli. E questo - fa notare Giuseppe De Rita, presidente del Censis - sarebbe un vero guaio. Sia perché, a sentire le previsioni degli industriali, qui il peggio della crisi deve ancora arrivare. Sia perché, se così fosse, la tentazione di cullarsi nel "galleggiamento", nella protezione dei vantaggi personali farebbe naufragare ogni possibilità di rinascita. «Per la prima volta dal dopoguerra vedo che manca la dimensione collettiva del sentirsi sotto sforzo - commenta De Rita - oggi la popolazione non si vuole più impegnare. La "mucillagine" di cui parlavamo lo scorso anno ha intaccato il corpo sociale: la crisi viene vissuta a livello personale, ciascuno agisce da sé cercando di consumare meno o di risparmiare qualcosa. Fino a poco tempo fa, immersa nei guai, l' Italia tirava fuori il meglio del suo carattere e diventava un drago. Ora questo non sta succedendo, ed è la cosa che più mi rattrista». Dal Censis e da De Rita arriva però anche qualche spiraglio di ottimismo: c' è una parte del paese che reagisce. Molte aziende hanno migliorato l' export verso i paesi emergenti, l' immigrazione ha portato una linfa vitale alla nazione, le donne stanno avanzando conquistando spazi nella società e portando nei sistemi del potere la loro maggiore elasticità mentale. C' è un maggiore movimento che lega città e provincia, c' è una maggiore consapevolezza (crisi dei redditi a parte) dei consumi e della dimensione culturale e collettiva verso cui possono essere indirizzati. La rivoluzione digitale ha già cambiato una parte del paese. Che piaccia o no stiamo diventando una società multiculturale. Che ci convinca o meno, a livello geopolitico, la storica dominazione occidentale sta cedendo spazi all' oriente e all' est. Sono tutti piccoli segnali di movimento che se raccolti, precisa De Rita, «possono portarci alla necessaria metamorfosi cui questo paese dovrà avviarsi per ritrovare la sua spinta». Perché dal Censis arriva un messaggio chiaro: questa volta non sarà la protezione della storica identità italiana a tirarci fuori dai guai, questa volta non basterà la cultura del "borgo" e del "distretto" a fronteggiare le difficoltà. Le nostre antiche caratteristiche e qualità dovranno mescolarsi e contaminarsi con il nuovo, se ciò non succederà il paese - che ora non è affatto fermo - rischierà di diventarlo. - LUISA GRION