Ancora dolori per le banche, con due fallimenti nel fine settimana. Le autorità di regolamentazione hanno dichiarato il fallimento di Columbian Bank and Trust. Il collasso della piccola banca del Kansas porta a nove nel corso dell'anno, ben cinque dallo scorso 11 luglio, il numero di banche americane che non hanno resistito alla crisi del credito.
Il Federal Deposit Insurance ha stimato che la banca gestiva asset per 752 milioni di dollari e, al 30 giugno, aveva depositi per 622 milioni di dollari. L'Fdic ha venduto a Citizens Bank and Trust, istituto di Chillichothe, in Missouri, i depositi assicurati della banca fallita, che aveva nove filiali. Citizens ha rilevato anche asset per 85,5 milioni di dollari di Columbian Bank, ma non ha voluto acquistare quasi 268 milioni di dollari di depositi ad alto rischio.
I nove fallimenti in meno di nove mesi, contro i complessivi tre del 2007, dimostrano che la crisi del credito è ben lontana dall'essere risolta e, peggio ancora, che è in crescita il numero di banche americane che rischiano il collasso. Il fallimento più grave verificatosi nel 2008 è stato quello di IndyMac, banca di Pasadena, in California, con asset per 32 miliardi di dollari e depositi per 19 miliardi, che è stata posta sotto sequestro dalle autorità di regolamentazione lo scorso 11 luglio.
Ma anche in Europa continuano ad accendersi spie d'alarme sul settore del credito. La Danimarca ha dovuto procedere ad una nazionalizzazione-salvataggio per la sua ottava maggiore banca, gravemente colpita dalla crisi dei mercati globale e per cui non si è riusciti a trovare un acquirente privato. Ad effettuare l'operazione è stata la Banca centrale, che ha riferito di aver rilevato il controllo della Roskilde Bank per 37,3 miliardi di corone, poco meno di 5 miliardi di euro.
Il mese scorso la Banca centrale aveva già erogato prestiti di emergenza a Roskilde, per consentirle di onorare le obbligazioni in scadenza. Il gruppo è pesantemente esposto sul generale settore mutui e la decisione di rilevarlo è stata presa dopo che un audit della scorsa settimana ha riscontrato perdite più gravi delle stime fornite a fine marzo.
La Nationalbanken danese ha precisato che la sua operazione avviene con l'appoggio del governo e che si metterà al riparo da possibili perdite. Era dal 1984 che in Danimarca non si effettuavano nazionalizzazioni di banche finite in dissesto. Il paese scandinavo segue così quanto già fatto nei mesi scorsi dalla Gran Bretagna, dove lo Stato è dovuto intervenire direttamente per salvare la Banca Northern Rock, anch'essa specializzata in mutui.
Negli Usa la banca Bear Sterns è stata invece rilevata da Jp Morgan sotto la supervisione della Federal Reserve e nelle ultime settimane sono cresciuti i timori che il governo dovrà procedere al salvataggio dei due maggiori gruppi parastatali erogatori di mutui, Fannie Mae e Freddie Mac. Sarebbero queste solo le ultime vittime di una lunga serie di banche e istituzioni finanziarie finite in gravi difficoltà a causa della crisi innescata un anno fa dal comparto dei mutui subprime in America.